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approfondimento sul tema

L’educazione, la paura e l’immaginazione.

Il dialogo si integra

Il dialogo si integra e si moltiplica nei piccoli gruppi e altre esperienze, strategie e riflessioni si aggiungono a quelle di Roberto e Anna. Di seguito le tracce delle discussioni restituite dai/le portavoce a tutte e tutti noi, i temi del dialogo ritornano di gruppo in gruppo arricchiti di qualche nuova sfaccettatura.

Condividere le paure con colleghi e colleghe: il gruppo come risorsa da attivare.

Nel primo gruppo il filo conduttore che unisce le diverse esperienze in dialogo è la domanda intorno a come gestire la paura, la paura dell’adulto/a che ha il compito di educare. Quando il sentimento di paura fa vivere tensione e ansia, la risorsa attivata è quella di condividere la paura con il gruppo di persone con cui si con-divide il compito educativo. La collettivizzazione e la messa a critica dell’esperienza che ha generato paura insieme a colleghi e colleghe ha permesso di apprendere strategie e strumenti efficaci per sentirsi più preparati/e ad affrontare successivi momenti di crisi. La dimensione di gruppo può essere una rete di supporto, una possibilità di rielaborazione del sentire e delle esperienze vissute.


L’errore come occasione, la paura come possibilità di capire.

Le partecipanti del secondo gruppo partono dal proprio posizionamento di studentesse e raccolgono le suggestioni sullo sbagliare e sul fare errori offerte dalla prof. Antonucci: “Quando ero alle superiori, gli errori non venivano spiegati nel modo corretto e le spiegazioni mi lasciavano ancora più confusa. Durante la specializzazione, invece, veniva chiesto proprio di sbagliare perché era proprio questo il momento di imparare dai nostri errori”. L’errore diventa quindi un’occasione, una possibilità. Quando abbiamo provato un sentimento di paura che abbiamo trasformato in un’esperienza educativa? “Oggi la mia paura di espormi in pubblico è diventata occasione per mettermi alla prova e superare questo mio limite” e la paura a che alcune regole venissero trasgredite da parte dei ragazzi e delle ragazze di cui si è responsabile ha spinto a mettersi nei panni dell’altro e cercare di capire il perché di un comportamento.


All’interno di ogni paura si può trovare qualcosa di positivo.

Il terzo gruppo ci restituisce la discussione e il dialogo che ne è nato attraverso alcune parole e concetti-chiave, che qui riportiamo.

L’ascolto verso chi porta, agisce, sente e vive la paura.

Esistono diverse forme di paure.

All’interno di ogni paura si può trovare qualcosa di positivo attraverso cui disattivare la paura stessa.

Il riconoscimento del proprio ruolo all’interno dell’istituzione dove si lavora: questo riconoscimento si attiva nel momento in cui si riesce a costruire una buona équipe di lavoro, in questo modo le paure vengono condivise e viste da diversi punti di vista e automaticamente si possono trasformare e diventare degli strumenti. 

“Il senso più finito di quello che abbiamo discusso nel nostro gruppo è proprio questo: la paura in un contesto di condivisione può essere trasformata in strumento”.

Così ritornano le strategie emerse anche in altri piccoli dialoghi e si arricchiscono di sfumature.


La difficoltà di ammettere le proprie paure in quanto adulti/e.

Il quarto gruppo si collega alle parole del terzo, sottolineando l’importanza di ammettere la propria paura e di condividerla con le persone con cui ci troviamo a lavorare in contesto educativo, nella scuola ma non solo. Una strategia messa al centro nel gruppo è quella “di far sentire ai/le ragazzi/e – alle persone di cui siamo educatori – un interesse nei loro confronti. Una domanda rivolta ad una della persone del gruppo è stata: “Prof, lei ci vuole bene?”. Questo ci mostra come riuscire a porsi in una dimensione di interesse fa sì che i ragazzi e le ragazze possano percepirsi come singolarità dotate di valore. L’interesse anche verso quei ragazzi visti come i cattivi della classe può restituire loro la capacità di vedere il contributo che possono dare.


Mostrarsi fragili, per incontrare gli e le studenti.

Il quinto gruppo dialoga partendo dalle proprie paure, come persone, come insegnanti, come educatori, come genitori. La paura è quella di non essere in grado di trasmettere valori, di non essere credibili. E ancora la condivisione emerge come un buono strumento, non solo però tra adulti ma anche con i/le propri/e studenti, mostrandosi per quello che si è: esseri umani, fallibili. Imparare ad ascoltare noi stessi/e e conoscerci può aiutare a mettersi nei panni dell’altro, invertire i ruoli e interpretare il ruolo dell’altro.

Di Emilio Ruffolo

Emilio Ruffolo, Psicologo Psicoterapeuta ad orientamento Interazionista, lavora in ambito clinico. Collabora al progetto educativo "Le Terre di Castalia" in qualità di referente psicopedagogico nonché al progetto GruppoNASCITA in cui si occupa di promozione della salute in ambito perinatale.

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