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approfondimento sul tema

Distanza, presenza e corporeità

Quali strategie possiamo osservare rispetto alla costruzione dell’immagine di sè nel continuum tra presenza e distanza

Costruzione collettiva del corpo tra on-line e off-line

Nell’utilizzo della rete spesso non viene considerato l’aspetto della costruzione collettiva del corpo,  la costruzione del corpo come un processo condiviso. E la retorica che prevale in merito all’uso delle tecnologie digitali è quella della spinta all’individualismo, soprattutto quando si parla di ragazze e ragazzi. Invece ci piace fare riferimento a una ricerca condotta da Arianna Mainardi con ragazze tra i 15 e i 19 anni di età sull’uso quotidiano dei media digitali in merito alla costruzione dell’identità di genere. Studio che ci permette di dire che il corpo esiste quando siamo on-line, ed è un corpo costruito collettivamente.

Pensiamo nuovamente a Facebook o Instagram o altri social network. A quanta richiesta di produzione di immagini di sé vi sia. Una delle piste di ricerca toccate con le ragazze incontrate da Arianna è stata la scelta dell’immagine del profilo, e questa selezione emerge come risultato di un processo collettivo. Davanti alla decisione rispetto a quali foto di sé pubblicare, le ragazze si confrontano con le amiche. E questo mette in luce un processo molto interessante, prima di tutto perché rompe l’idea che quando si è on-line si sia da sole. Rompe l’idea che l’on-line sia slegato dall’off-line perchè nel momento in cui devo scegliere sento le mie amiche, o addirittura la foto la faccio con le mie amiche in casa, in uno spazio off-line che diremmo molto reale. Una costruzione di legami amicali che quindi diventa cruciale per decidere quale rappresentazione di sé mettere nello spazio on-line

Non neutralità dello spazio on-line

La costruzione collettiva dell’immagine di sé permette non solo di sfidare dinamiche individualistiche che spesso vengono nominate quando si parla della rete, ma anche di sfidare l’idea che la rete sia uno spazio neutro.

Più volte abbiamo fatto riferimento all’esistenza di norme sociali che strutturano condizioni di normalità, demarcano i confini tra cosa è giusto e cosa è sbagliato. Tra queste le norme di genere on-line sono molto forti, la rete è uno spazio sessista come sessista sono gli spazi che abitiamo, scuola compresa. Allora succede che per le ragazze -in particolar modo- scegliere quali immagini di sé mettere significa sfidare delle norme, e farlo con le amiche vuol dire mettere in campo un processo collettivo che sfida una serie di norme sociali.

E dunque questo esempio ci permette in qualche modo di vedere come si debbano anche considerare le dinamiche che stanno attorno a quello che poi noi vediamo: il contenuto pubblicato, il singolo risultato sulla rete

Stenografia sociale come strategia d’uso consapevole

Rispetto alle strategie di uso consapevole, un’ulteriore tecnica interessante emersa nella ricerca è quella di “stenografia sociale”. Le ragazze condividevano dei contenuti sulla loro pagina facebook che avevano una chiave di interpretazione pubblica e poi dei sottocodici che potevano essere condivisi col gruppo dei pari. E questo era un modo per utilizzare in modo molto strategico gli spazi della rete per comunicare su livelli differenti. 

Consideriamo che facebook è uno spazio particolare perchè, nato come uno spazio di condivisione della cultura tra pari, ha visto negli ultimi anni l’ingresso degli adulti e con esso una norma sempre più presente e rigida con cui dover fare i conti.  Si è generata quindi la necessità di ragazze e ragazzi di inventarsi delle modalità per continuare a vivere le relazioni tra pari in modo autonomo dallo sguardo adulto. Fino a diventare uno spazio quasi disabitato dai giovanissimi e dalle giovanissime

Rispetto alla stenografia sociale, un esempio classico può essere quello di una ragazza che aveva condiviso una canzone molto triste sulla propria pagina facebook, a cui una mamma aveva risposto “Bambina mia cosa ti rende così triste?” mentre per le amiche era un chiaro segnale di una storia d’amore. Perché loro questa canzone l’ascoltavano quando erano innamorate. La mamma ha commentato subito sotto pubblicamente -tra l’altro non conoscendo perfettamente quale sia la cultura specifica di utilizzo di facebook- mentre le amiche hanno scritto in chat -e anche qui ritroviamo un utilizzo strategico relazionale dei differenti dispositivi- dicendo “che bello ti sei innamorata!”.

Possiamo individuare quindi in queste forme comunicative delle tecniche che rendono opachi alcuni comportamenti, esplicitando magari un significato ad alcuni soggetti e un altro ad altri, e che in qualche modo permettono di negoziare la propria identità, le proprie esperienze. Gli spazi della rete diventano interstizi di possibilità che possono aprire a differenti sfumature di racconto di sè

Cosa succede attorno a quel che vediamo?

Tutto questo ci porta alcune riflessioni che possono essere utili nel contesto formativo e scolastico. In primo luogo domandiamoci, per esempio nella didattica: che cosa succede attorno? Cosa ragazze e ragazzi utilizzano per comunicare quando non si è nel momento della lezione? In che modo costruiscono il gruppo classe per esempio fuori dalla didattica in aula (virtuale o fisica che sia)? In che modo le tecnologie quindi vengono utilizzate per costruire il gruppo classe e mantenere attive delle relazioni, sfidando magari anche delle dinamiche di potere tra docenti e studenti, o usando gli ambienti digitali in modo più fluido di quanto potremmo pensare?

Relazioni autentiche 

Torniamo infine all’invito a non ridurre l’interazione nello spazio on-line a qualcosa di falso, come se ci fosse una verità o un’autenticità nella relazione faccia a faccia e invece qualcosa di costruito forzatamente negli spazi on-line. Ma a immaginare che il nostro corpo e la nostra identità fanno parte di una performance, una messa in scena, in ogni contesto che attraversiamo. E che gli spazi on-line offrono architetture e quindi strumenti differenti rispetto a quelli che abbiamo a disposizione nella vita off-line.

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Arrivate a questo punto ci chiediamo “in quali altri modi queste riflessioni possono essere utili nella progettazione di prassi formative ed educative?” e lasciamo a voi partecipanti, o naviganti che ci leggete il compito di continuare il dialogo. Se volete inviateci i resoconti delle vostre esperienze o ulteriori suggestioni e idee. 

Se avete la curiosità di sapere come ulteriori riflessioni abbiano preso corpo nelle stanze dei Dialoghi in ControLuce vi invitiamo a leggere i resoconti nella sezione in dialogo del blog

Di Valentina Manca

Formatrice, psicologa scolastica e clinica a Padova. Specializzata in Psicoterapia Interazionista. Socia di APS Epimeleia, centro di formazione, ricerca ed educazione. Si occupa di educazione al genere e alle differenze, promozione della salute, prevenzione e contrasto delle diverse forme di violenza di genere.

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