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Agio e Disagio al Tempo del Distanziamento Fisico

Spostando l’attenzione sul nome-diagnosi Trauma. Nel distanziamento fisico tanto si è detto rispetto a come e quanto il distanziamento fisico avrebbe causato il trauma.

Questo dire ha avuto delle implicazioni. Ad esempio nel tempo del distanziamento fisico abbiamo registrato tra i docenti frasi di questo tipo: “dobbiamo stare vicino agli studenti poiché il distanziamento è stato traumatico” e in questi giorni nei dialoghi con delle famiglie che intendevano iscrivere i propri figli ai centro estivi “temiamo un po’, i nostri figli sono stati tanto tempo con noi, andare al centro estivo sarà traumatico”.

Cosa ne pensa del trauma come conseguenza inevitabile di certi eventi? Cos’é un trauma?

Gli esseri umani non sono biglie

I genitori sono immersi in un mondo nel quale ogni cosa è spiegata coi nessi di causa-effetto. Anche questo a che vedere con le scienze della natura dove il nesso causa-effetto è fondamentale ma la mente non un oggetto della natura.

Se sono un campione di biliardo e voglio mettere la biglia in buca e do il colpo con l’angolo giusto, calibrando la forza con tutta la mia competenza di campione, la biglia colpita andrà a finire in buca. La biglia obbedisce ai nessi di causa-effetto. Gli esseri umani non sono biglie!

Il Pierino quindicenne, piuttosto che ricevere il colpo e restituirlo, fa una cosa molto diversa interpreta il colpo che ha ricevuto. Gli da un senso a seconda del progetto di vita che ha già in qualche modo abbozzato.

Se il colpo che do a Pierino rientra nel suo progetto di vita il colpo viene accolto e Pierino mi sorride, se invece cozza con il suo progetto di vita il colpo fallisce.

L’essere umano non è prevedibile. Quello che accade tenendo i bambini a casa e mandandoli a scuola non è prevedibile, io posso immaginare qualcosa conoscendo a fondo Pierino, Francesca, Michele, Giulia… perché conosco le loro paure, il loro stile cognitivo, la loro sensibilità se so queste cose posso prevedere qualcosa ma non con certezza. Se dico i bambini subiranno un trauma dico una sciocchezza ENORME. Non esiste il grande manuale del comportamento.

Se volessimo utilizzare una analogia metaforica potremmo dire che il rapporto con i bambini ed i ragazzi è una partita a scacchi. Negli scacchi non posso toccare i pezzi dell’avversario, non posso dirgli “fai così!”. Se conosco bene l’avversario so che tipo di aperture fa, so se segue la scuola napoletana, la scuola russa… se se queste cose ho buone possibilità di condurre la partita. Tutto qui.

I bambini non esistono

Occorre dire che i bambini non esistono. C’è suo figlio e tanti altri miliardi di ragazze e ragazzi tutti diversi tra loro.

La stessa DAD si è offerta come occasione per affermare le enormi differenze individuali. In questo tempo di Covid ho fatto formazione e alcuni docenti mi dicevano: “…è vero, con la DAD alcuni c’è li siamo persi, ma abbiamo visto diventare visibili alcuni studenti che prima erano invisibili.” In molti casi la DAD è servita più della lezione vis a vis.

Andrebbe detto in giro ai genitori: “tuo figlio lo conosci bene?” Non dar retta a chi generalizza e a chi non lo conosce! Al neuropsichiatra, bravissimo con alcune cose che hanno a che fare con i corpi, ma che quando prevede la mente dice delle cose che non stanno ne in cielo ne in terra, come lo psichiatra, come lo psicologo. Le astrazione fanno guai nel campo della mente.

La definizione “trauma” è potere

La definizione diceva Bauman è potere. Il potere è dare definizioni, nient’altro.

Quando Tucidide inventa la storia come genere letterario iniziando a scrivere la storia del Peloponneso dice una cosa estremamente interessante: incomincio a parlare dei Greci perché gli altri popoli non hanno fatto niente di interessante. Una affermazione che potremmo così tradurre: posso incominciare a parlare di storia, costruire un racconto di quello che accade, se sono davanti a un cambiamento. La storia è un elenco di incidenti, di cambiamenti, li possiamo chiamare anche traumi. 

Ora il rischio di utilizzare la parola trauma giace nella possibilità che il trauma si realizza per dare ragione al racconto del trauma. Mi spiego con un anedotto: nel ’73 insegnavo, un giorno in aula professori un insegnante dice che nelle sua classe quest’anno è presente un bambino che ha degli scatti di ira e aggiunge: “Non li ha ancora avuti. Quando li avrà?!”. L’insegnate aspettava gli scatti di ira e probabilmente lo studente li avrà avuti poiché se li attendi, in qualche modo li costruisci, implicitamente fai in modo che avvengono.

La nostre storie di vita sono una successione di incidenti-cambiamenti che possono essere chiamati trauma anche quando così non è per chi li vive in prima persona. Chi ha il potere di dare definizioni dovrebbe farlo con cautela.

Mi rendo conto che dire queste cose sembra distruggere la psicologia in generale, in parte è così ma c’è una gran parte della psicologia che non viene distrutta. La parte che non viene distrutta è tollerante e non dice che tutto il resto è sbagliato ma che potrebbe essere detto e spiegato meglio. Nel chiudere questa risposta vorrei aggiungere un pizzico di tolleranza, quello che dico è anch’esso in qualche modo discutibile basta che si discuta senza argomenti dogmatici o ideologici.

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Di Emilio Ruffolo

Emilio Ruffolo, Psicologo Psicoterapeuta ad orientamento Interazionista, lavora in ambito clinico. Collabora al progetto educativo "Le Terre di Castalia" in qualità di referente psicopedagogico nonché al progetto GruppoNASCITA in cui si occupa di promozione della salute in ambito perinatale.

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