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approfondimento sul tema

Agio e Disagio al Tempo del Distanziamento Fisico

29/06/2020

Il dialogo con Marco Vinicio Masoni

Il dialogo prende vita

La scintilla del dialogo divampa dalle domande rivolte al prof. Masoni e le sue risposte.

Il lessico psicologico e le sue categorie dell’agio e del disagio come ansia, depressione, burn-out, disturbo post traumatico da stress, sono ampiamente usate fuori dai confini accademici e dell’esercizio della professione psicologica. A quale esigenza risponde l’utilizzo di questo lessico e quali sono le implicazioni, quali le responsabilità?

Parole non digerite

Le parole scientifiche nascono da esigenze di comunicazione tra ricercatori di una stessa comunità scientifica, il loro uso è di estrema utilità. Guardate ad esempio la comunità dei marinai, lo skipper non può dire al marinaio: “Tira un po’ quella corda la in fondo!” lo metterebbe in imbarazzo, quale corda?! Che significa “la in fondo”?! Se dice “Cazza la randa” il marinaio sa esattamente cosa fare.

Ora chi non conosce e non sa usare queste parole, chi non appartiene alla comunità dei marinai, quando si incammina per il molo e siede tra i marinai, proprio perché non sa utilizzare questa lingua, riceve della comunità dei marinai il messaggio tu non sei dei nostri, tu non appartieni a questo mondo. 

Diverse persone per una comprensibile ambizione e dignità vogliono provare ad entrare anche loro nel mondo di chi dice “tra noi ci capiamo” ed usano le parole di questa lingua ma la fanno in maniera non digerita: usano certi suoni ma ignorano le ragioni per cui quei suoni sono nati.

Lo ha detto Einstein

Si aggiunga che il senso comune (nota 1), nello scegliere se usare o meno certe parole in un certo modo, si appella soprattutto alla credibilità di chi parla. Al senso comune non è necessaria la dimostrazione dell’equazione e=mc2 gli è sufficiente dire che è di Einstein. Per cui quando un certo personaggio credibile, autorevole usa certe parole in un certo modo, tali parole e tale uso per alcune persone diventa vero.

Inconsistenza dei nomi-diagnosi

Per considerare le implicazioni e le responsabilità dell’utilizzo delle categorie del disagio psicologico è bene partire da lontano. Nelle scienze delle natura (nota 2) si possono mettere a punto una serie di astrazioni tralasciando una parte di ciò che sto studiando, perché ciò che metto da parte non è fondamentale per descrivere quello che accade. Queste scienze empiriche possono essere descritte come una sorta di lavorio sofisticato per produrre conoscenze “approssimative”. Conoscenze quali, ad esempio, il motore a scoppio di una macchina da corsa ha un margine di tolleranza tra pistoni e camera cilindri di 0,000x millimetri. Incredibile, ma resta una approssimazione. Ora la scienza è accettabile quando le approssimazioni sono accettabili. Se riesco a lanciare un razzo, sarà irrilevante, probabilmente, la possibilità di determinare il punto di atterraggio con una approssimazione di un metro e mezzo.

Galileo, quando spalanca le porte dell’empiria suggerisce di escludere la mente tra gli oggetti della ricerca. L’indagine della mente come un oggetto della natura non consentirebbe approssimazioni accettabili. Tutta la scienza dal ‘600 ad oggi è una scienza formidabile con risultati formidabili dovuti anche al fatto che dalla ricerca è stata eliminato la mente.

C’è però una parte di studiosi che ha tentato di riportare le mente dentro le scienze della natura. Questo tentativo prende il nome di riduzionismo. Ovvero l’idea di poter trattare la mente come le cose della natura. Il cui motto potrebbe essere: la mente è il cervello.

Le idee di questi nomi-diagnosi tra i quali depressione, burn-out e disturbo post-traumatico sono frutto di questa tipo di ricerca sulla mente con un margine di errore, di approssimazione enorme. Quando uso questi nomi-diagnosi uso queste stesse approssimazioni, per cui quando dico “Francesco è disturbato” sto eliminando da Francesco miliardi di eventi, di pensieri, di sentimenti, di vissuto, di storia. Ci si potrebbe anche azzeccare qualcosa ma il margine di errore è enorme.

Siamo di fronte quindi a una inconsistenza dei nomi e ad un uso non digerito di quei nomi per dignità da parte del senso comune.

Cosa occorre fare sapendo che siamo davanti a questa enorme illusione?

La legge della diplomazia

La diplomazia ha un’unica grande legge: non dimenticare l’obiettivo. Il diplomatico di razza può affrontare un avversario che lo umilia, che lo spaventa, lo provoca o che lo minaccia e sarà efficace purché non dimentichi quello che vuole fare. Se non dimentica il suo obiettivo ogni piccola cosa che farà conterrà un atomo di quella cosa che vuole raggiungere.

Si può essere efficaci nella scuola senza credere nella scuola, senza farsi nemici, senza essere odiati – sarebbe un dimenticarsi l’obiettivo – utilizzando strumenti di ogni tipo per fare qualcosa che sia davvero utile per il ragazzo o ragazza che ho davanti. La ragazza o ragazzo che ho davanti diventa l’unico al mondo e dimentico tutte le diagnosi astraenti. Fatelo ma non ditelo in giro! 

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NOTA 1

con senso comune si fa riferimento a un modo di conoscere non sistematico ed impreciso che comunemente è utilizzato per agire nei contesti di vita quotidiani così come in alcuni specifici ambiti (come la psicologia o la ingegneria meccanica) quando di quell’ambito non si è esperti.

NOTA 2

con scienza delle natura si far riferimento a quelle che indagano gli aspetti fisici, chimici e biologici dell’esistente, si distinguono dalle scienze sociali.

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Di Emilio Ruffolo

Emilio Ruffolo, Psicologo Psicoterapeuta ad orientamento Interazionista, lavora in ambito clinico. Collabora al progetto educativo "Le Terre di Castalia" in qualità di referente psicopedagogico nonché al progetto GruppoNASCITA in cui si occupa di promozione della salute in ambito perinatale.

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